
Negli ultimi giorni, a partire dalla miccia innescata da Marco Travaglio, è stato un susseguirsi di eventi che ci ha allontanati dall'occidente e ci ha avvicinati alla Birmania.
Il caso Travaglio è ormai abbastanza noto. Anche se gli ultimi aggiornamenti sono degni di nota: prima Schifani lo querela. E io mi chiedo: "di grazia, Presidente, il motivo della querela qual è"? La risposta è piuttosto semplice, querelato per aver detto la verità. E' venuto poi il momento delle dichiarazioni del direttore RAI Cappon che ha detto: "La Rai non fa censure, Travaglio prosegue nella sua attività, però la Rai pretende il rispetto delle regole. Tutti i nostri collaboratori lo sanno; e' con il loro comportamento che determinano la possibilita' di proseguire l'attività con noi". Qual è la più importante di queste regole? Altra risposta semplice, non infangare le cariche politiche. Se poi non si racconta la verità...pazienza.
A contorno di questi episodi c'è la campagna portata avanti da alcuni giornalisti contro Marco Travaglio. Ora l'obiettivo è quello di farlo passare per uno che predica bene e razzola male. E allora, chi sono i veri qualunquisti? I blogger? I "grillini"? O quelli che scrivono sotto dettatura?
Questo è quello che accade a quei pochi giornalisti che non hanno paura e si ostinano a raccontare la verità. Questo uno dei motivi per cui l'Italia è al 61° posto nel mondo per libertà di informazione.
Questo, e anche peggio, è quello che accade a chi prova in Parlamento ad avere una voce dissonante. Di Pietro ha negato la fiducia a Berlusconi con un discorso che per certi versi mi ricorda il famoso discorso di Matteotti contro il Fascismo, era il 30 maggio 1924.
Le parole di Di Pietro hanno scatenato molti commenti da parte dei fedelissimi del nuovo Duce. Per non parlare della imbarazzante affermazione del Presidente della Camera il quale, rispondendo all'appello di Di Pietro che chiedeva di poter parlare senza essere interrotto, ha sottolineato che "dipende dalle cose che uno dice". Democrazia? Dove? La censura è poi proseguita nei telegiornali serali che hanno più volte ripreso la presa di posizione di Fini lasciando cadere nell'anonimato tutte le affermazioni, veritiere e documentabili, che Di Pietro ha fatto a proposito del Presidente del Consiglio.
Non è finita qui, questo genere di esternazioni necessitano di una censura forte e decisa e così è arrivata dalle pagine del quotidiano "Il Tempo". Un articolo scritto sotto dettatura, forse dalla segreteria del PDL o peggio ancora dalla segreteria delle guardie del corpo del PDL, cioè del PD.
Un articolo in cui Di Pietro viene identificato come colui che ha un curriculum da Magistrato e da Politco molto discusso (Ah, lui? non qualcun altro?). Un articolo in cui il leader di IDV viene descritto come un uomo che, ossessionato dall,antiberlusconismo, non può guardare con serenità ai problemi del Paese (meglio forse se va a casa?). Nello stesso articolo si elogia Veltroni per essersi chinato al Duce ma allo stesso tempo lo si accusa di aver commesso un errore madornale, quello di aver messo Di Pietro nelle proprie liste. Forse è sfuggito che IDV è entrato in Parlamento con le proprie forze.
La censura finale, questa non per Di Pietro ma per i blogger, arriva in coda all'articolo. Cito testualmente: "Ma Di Pietro ha un altro demerito: ha promosso, intenzionalmente o meno, tanti paladini che nei siti web, nelle tv e sui giornali hanno scelto la strada della contestazione permanente, in nome della giustizia e della difesa del cittadino. Peccato che, per fare questo scelgono la strada delle calunnie, talvolta delle bugie spesso della disinformazione. E soprattutto questi "riformatori" non accettano mai contradditori, semplicemente perché sono privi di proposte realmente riformatrici."
Ormai quella della mancanza di contraddittorio è diventata un'arma difensiva quando non si hanno argomenti. L'altra arma di difensa consiste nell'accusare gli altri delle proprie colpe (così ora la disinformazione è sui blog).
E' proprio vero: quando qualcosa fa paura è meglio cercare di annientarla, subito!
Noi non molleremo mai!
E la chiamano democrazia. E la chiamano libertà di Informazione
giovedì 15 maggio 2008
Pubblicato da smxworld a 10.16
Etichette: Berlusconi, Censura, Democrazia, Di Pietro, Libertà di informazione, Marco Travaglio, Opposizione, smxworld
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1 commenti:
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