Vitalizi? Qualunquista

mercoledì 30 aprile 2008


I veri vincitori delle ultime elezioni? Quelli che sono rimasti fuori! Tra tfr, vitalizi e privilegi vari i furbetti in questione sono usciti tutt'altro che sconfitti dal responso delle urne!
Attenti però, questi non sono discorsi da fare in presenza dei furbetti del quartierino altrimenti si viene accusati di qualunquismo. Parola magica per loro, questa. Appena vengono accusati o messi di fronte all'evidenza di questi fatti, insomma, appena li si addita all'ordine di "Casta", alzano gli scudi e danno del qualunquista a chiunque gli sbarri il passo.
Ci sono però due accezioni del termine. Qualunquismo è quel movimento sorto a Roma nel dopo guerra per difendere i diritti dell'uomo qualunque: stiamo scherzando? anche un uomo qualunque deve avere gli stessi diritti dell'uomo della casta? Ma daaaaiii.
C'è poi la seconda accezione del termine, quella tanto amata dalla casta, che identifica come qualunquista colui che è sfiduciato a prescindere e che non vuol seguire alcuna linea politica.
Alla luce di questo, se io mi limitassi a dire "non cambia niente, sono tutti uguali", sarebbe logico e legittimo essere additato come qualunquista. Se invece la mia accusa volge ai privilegi della casta, al fatto che il parlamento sia colmo di condannati e rinviati a giudizio, l'accusa di qualcunquismo è il classico esempio in cui non potendo attaccare il ragionamento si attacca il ragionatore.

In seguito troverete uno stralcio di un articolo Francesca Schianchi tratto da l'espresso. Se provate indignazione non temete, non è qualunquismo.
Oltre 6 mila euro al mese più altri 131.068 una tantum: sono il vitalizio e il tfr del rifondarolo Fausto Bertinotti che, lasciato lo scranno più alto di Montecitorio, si consola con un bell’ufficio e il diritto
a quattro collaboratori e in più la presidenza della Fondazione Camera dei deputati (senza stipendio). Generosi vitalizi e assegni di fine mandato (“reinserimento nella vita sociale”) sono però la consolazione anche di altri illustri esclusi. Come Ciriaco De Mita: per 43 anni di Parlamento (prima con la Dc, poi con la Margherita, infine candidato ma non eletto con l’Udc) 9.947 euro al mese di pensione e 112.344 di tfr, solo per gli ultimi 12 anni consecutivamente in carica. Stessa pensione per Angelo Sanza (anche lui ex Dc, Fi, non rieletto con l’Udc), 36 anni tra i banchi e buonuscita di 337.032 euro. Ottomila 828 euro al mese per Francesco D’Onofrio (22 anni, prima con la Dc poi con l’Udc) e fine mandato di 168.516 euro, solo per gli ultimi 18 anni. Per Gavino Angius (ex Ds, non rieletto con i socialisti), 21 anni, vitalizio di 8.641 e liquidazione di 196.602. Sedici anni di carriera per Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) e Teodoro Buontempo (La Destra): 6.963 euro di pensione e 149.792 di liquidazione. Stesso assegno mensile
per Cesare Salvi (Sinistra democratica) e 153.664 euro di tfr. Con 14 anni Oliviero Diliberto (Pdci) ed Enrico Boselli (partito Socialista) hanno diritto a 6.217 euro al mese e 131.068 di fine mandato, come Bertinotti.
Per Franco Giordano (Prc) e Paolo Cento (Verdi) 12 anni di Montecitorio significano 5.471 euro di vitalizio e 112.344 di buonuscita. Otto anni per Francesco Storace (La Destra): 3.978 euro e 19.208 di fine mandato, per gli ultimi due anni. Infine, Daniela Santanché (candidata premier per La Destra) che, con sette anni, accumula 3.605 euro di pensione e 65.534 di tfr.

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