Perchè quel Crocifisso deve stare lì

giovedì 5 novembre 2009


Sono sempre stato in prima linea nel difendere la Laicità dello Stato. Nonostante questo però sono convinto che la sentenza arrivata dalla Corte Europea sia ingiusta. Sono convinto che il Crocifisso debba rimanere lì dov'è.
Tralasciando quei tipici "occhio per occhio dente per dente" del tipo "se noi togliamo il crocifisso loro devono togliere il burqa" vorrei soffermarmi su un altro aspetto: è vero che l'Italia è uno Stato Laico ma è altrettanto vero e innegabile che il crocifisso nelle scuole fa parte della cultura e delle radici del vecchio stivale.
Sono convinto che l'integrazione sia fondamentale per una serie di motivi. In particolare, citando una vecchia canzone degli Articolo 31, "il terreno su cui ogni giorno camminiamo noi non lo possediamo, lo occupiamo e non è italiano africano. E' un dono che è stato fatto ad ogni essere umano". Per questa ragione odio le frasi del tipo: "devono starsene a casa loro".
Torniamo al crocifisso. Mi viene da ridere a sentir dire che "offende di chi è di altre religioni". Ma dai, è come dire che un musulmano che passa davanti a una chiesa si offende alla vista della stessa. O che un cristiano si offende se passa davanti ad una moschea. Ma non scherziamo per favore.
Il mio pensiero è racchiuso magnificamente nelle parole di un editoriale di Marco Travaglio che riporto: "Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli."
Vorrei sottolineare soprattutto l'ultimo passaggio: "Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli". Qui si fonda il fulcro del mio discorso. Oltre alla convinzione che il crocifisso vada difeso in quanto parte delle nostre radici mi chiedo: come può questo simbolo offedere e far male? Lascio da parte l'aspetto religioso (in quanto i non-cristiani non credono che Gesù Cristo sia morto e risorto) e vorrei soffermarmi sulla persona. Quel crocifisso rappresenta un uomo che ha predicato l'uguaglianza. Il Re come il più umile dei servi.
Ecco, se parliamo di integrazione fra popoli, di accettarsi, di non essere razzisti, credo che il crocifisso sia il miglior simbolo che possa rappresentare queste idee.

BUGIARDI SENZA GLORIA

venerdì 9 ottobre 2009


Editoriale di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano - 9 Ottobre 2009

Tra le balle spaziali che circolano in questi giorni a proposito della bocciatura del lodo della vergogna, la più notevole riguarda la presunta retromarcia della Corte costituzionale, che nella sentenza del 2004 sul lodo Maccanico-Schifani non avrebbe eccepito nulla sull'uso di una legge ordinaria, anziché costituzionale, per derogare all'articolo 3 della Carta, mentre l'altroieri ha giudicato illegittimo il lodo Alfano proprio perché fatto con legge ordinaria. Si tratta di una bugia pietosa per salvare la faccia non solo ad Al Fano e al suo mandante e utilizzatore, ma anche al capo dello Stato, che quel lodo firmò (e forse ispirò) due estati fa, sostenendo per giunta che esso recepiva le indicazioni precedenti della Consulta e quindi non appariva manifestamente incostituzionale. In realtà, nella sentenza del 13 gennaio 2004 firmata dall’allora presidente Riccardo Chieppa e dal redattore Francesco Amirante, si faceva più volte riferimento all'articolo 138 della Costituzione, quello che regolamenta le leggi costituzionali. Prima i giudici ricordavano che il Tribunale di Milano aveva chiesto alla Corte di annullare il lodo Schifani anche perché “attribuisce alle persone che ricoprono una delle menzionate alte cariche dello Stato una prerogativa non prevista dalle citate disposizioni della Costituzione, che verrebbero quindi ad essere illegittimamente modificate con legge ordinaria, in violazione anche dell’art. 138 Cost.”. Poi aggiungevano: “Né va omesso di considerare che il principio di eguaglianza rientra tra i principi fondanti della Carta costituzionale, derogabile solo dalla stessa Costituzione o con modifiche costituzionali adottate ai sensi dell’art. 138 Cost., come risulta confermato dal fatto che tutte le prerogative riguardanti cariche o funzioni costituzionali sono regolate da fonti di tale rango”. Più avanti, la Corte osservava che per creare un «regime differenziato» rispetto al principio di eguaglianza fra tutti i cittadini sancito dall'articolo 3, occorre prevedere limiti ben precisi, che né il lodo Maccanico-Schifani né l'Alfano contemplavano: “Il principio di eguaglianza comporta infatti che, se situazioni eguali esigono eguale disciplina, situazioni diverse possono implicare differenti normative. In tale seconda ipotesi, tuttavia, ha decisivo rilievo il livello che l’o rd i n a m e n t o attribuisce ai valori rispetto ai quali la connotazione di diversità può venire in considerazione. Nel caso in esame sono fondamentali i valori rispetto ai quali il legislatore ha ritenuto prevalente l’esigenza di protezione della serenità dello svolgimento delle attività connesse alle cariche in questione”. Valori costituzionali, ai quali ovviamente non si può derogare con legge ordinaria: “Alle origini dello Stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, il cui esercizio, nel nostro ordinamento, sotto più profili è regolato da precetti costituzionali”. Più chiaro di così...Alla fine, tirando le somme, la Consulta individuava ben quattro profili di incostituzionalità nel merito del lodo, per cui non riteneva di doversi occupare anche della forma, cioè della sua veste di legge ordinaria. Ma concludeva significativamente: “Resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”. E assorbito non vuol dire escluso. Vuol dire, appunto, assorbito: cioè implicito. Bastava saper leggere la lingua italiana per scoprire che anche il lodo Alfano sarebbe stato bocciato. E non con un voltafaccia rispetto alla sentenza del 2004. Ma in base alla stessa giurisprudenza di cinque anni fa. Con buona pace dei tanti, troppi bugiardi senza gloria che infestano le tv e i giornali. Bisognava pensarci prima di scriverlo, il lodo. E prima di firmarlo.

TG1, LA NUOVA PRAVDA TRA OMISSIONI E MIRACOLI DI SILVIO

giovedì 8 ottobre 2009




Articolo di Mario Portanova - Il Fatto Quotidiano - 8 Ottobre 2009


SORRISI E INCHINI, strette di mano e pacche sulle spalle, fanfare e
marcette. Frivolezze pompate, notizie farfugliate, rimestate, sopite, annebbiate, nascoste, cestinate. Il Tg1 è sempre stato “istituzionale”, ma negli ultimi mesi il suo stile ricorda la Pravda sovietica o, per stare in campo televisivo, l’attuale Cctv del regime cinese: passerelle della nomenclatura, cronache inoffensive, governo che fa tanto e bene in ogni circostanza. Augusto Minzolini, ex cantore del gossip politico, è stato nominato direttore il 20 maggio, si è insediato il 9 giugno e da allora è sotto perenne accusa di servilismo nei confronti di Silvio Berlusconi e del centrodestra.
Come si fa una Pravda in una moderna democrazia? Bisogna innanzitutto garantire un apparente “p l u ra l i s m o ” nei pastoni politici, dove le “dichia - ra z i o n i ” dell’uno e dell’altro politico tendono ad annullarsi a vicenda. Poi bisogna saper confezionare i fatti a seconda dell’effetto che si vuole ottenere. Ecco alcuni esempi da manuale tratti dall’archivio del Tg1.

15 GIUGNO, ORE 20
Il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini è pesantemente contestata a Milano, davanti a una selva di telecamere, durante la presentazione di un libro sulla scuola. L’iniziativa deve essere interrotta, tra le urla degli astanti. Al Tg1 né una parola né un fotogramma.

16 GIUGNO, ORE 13,30
Berlusconi si è incontrato con il presidente Obama a Washington, evento coperto in diretta la sera prima da Porta a porta. Il Tg1 apre con questo titolo: “Obama: ‘Berlusconi un grande amico’”. Ecco alcuni estratti del servizio di Attilio Romita: “La delegazione italiana si dichiara entusiasta, c’è chi dice che tra i due sia scoppiata subito una chimica eccellente... Obama ha accolto Berlusconi esclamando ‘bello vederti amico mio!’. Il presidente americano non si è risparmiato in complimenti: ‘Berlusconi mi piace personalmente’... A più riprese Obama ha ringraziato Berlusconi...”.

17 GIUGNO, ORE 20
Sul Corriere della Sera compaiono le prime notizie su ragazze pagate per partecipare alle feste private di Berlusconi. Dopo la riforma della finanza in Usa e l’opposizione in piazza in Iran, per una volta il premier finisce nel terzo titolo: “Inchiesta su appalti e sanità a Bari. Berlusconi: spazzatura, non mi farò condizionare”. Spazzatura che cosa? Gli appalti? La sanità? Bari? Incomprensibile. Del caso che terrà banco per tutta l’estate si comincia a parlare dopo dieci minuti abbondanti. La vicedirettrice Susanna Petruni fissa la telecamera e scandisce: “Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità, ma io non mi farò condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare per il bene del paese”. Piccola pausa. “Così il presidente Berlusconi... dopo le indiscrezioni comparse sul Corriere della Sera in merito a sospetti legati a un’inchiesta della Procura di Bari. Ed è botta e risposta tra il Pdl e D’Alema...”. Parte il servizio di Gennaro Sangiuliano. Parla di “una delle tante inchieste su appalti e sanità, cose di ordinaria vita italiana... Solo che la vicenda pugliese si innesta alla scossa annunciata da Massimo D’A l e m a . . .”.
Nelle intercettazioni “si parla di feste che sarebbero state organizzate a Villa Certosa e nella residenza romana del premier. Tutto da verificare, potrebbe trattarsi di millanterie, o altro. L’indagine è promossa da Giuseppe Scelsi, esponente di Magistratura Democratica. Ma a esplodere è soprattutto la polemica politica su come Massimo D’Alema sia venuto in possesso di queste informazioni...”. Soprattutto.

17 GIUGNO, ORE 20
Berlusconi sorvola in elicottero le zone terremotate d’Abruzzo. E’ in questo momento, in perfetta coincidenza con la prima notizia sul caso escort, che Berlusconi promette la consegna delle prime case entro il 15 settembre. A orologeria questa volta non è la giustizia, ma la promessa.

18 GIUGNO, ORE 13,30
Il nome di Patrizia D’Addario, la escort che ha passato almeno una notte con il premier a palazzo Grazioli, è di dominio pubblico. Sul Corriere è uscita la gaffe dell’avvocato Niccolò Ghedini su Berlusconi “utilizzatore finale” delle ragazze, che diventa un caso nel caso. “Scontro politico dopo l’inchiesta di Bari. Fini: no alla deligittimazione dell’avver sario”, recita il terzo titolo di copertina. Berlusconi non è citato nemmeno di striscio. Se ne parla dopo 11 minuti e mezzo, il servizio di Alberto Matano assicura che è ormai il caso “è tutto politico”. Il vero caso di cui tutti gli altri mezzi d’informazione parlano è solo accennato come il “filone relativo alla partecipazione di ragazze a qualche festa del premier”. Il parlamentare del Pd Paolo Gentiloni dice che il presidente deve rispondere alle domande dei giornali. Quali? Lo spettatore del Tg1 non lo saprà mai. Sull’“utilizzatore finale”, silenzio totale.

18 GIUGNO, ORE 20
La storia sparisce dai titoli. La “polemica politica” è descritta in una vera e propria acrobazia semantica: “Il filone sul presunto ingaggio di ragazze per avvicinare i potenti con partecipazione a feste, comprese alcune a palazzo Grazioli e a Villa Certosa...”.
La D’Addario non è mai nominata, lo farà prima il Tg5.

22 GIUGNO, ORE 20
Montano la polemiche sui silenzi del Tg1 a proposito del caso Berlusconi-escort e il direttore Minzolini appare in video. La posizione “prudente sull'ultimo gossip o pettegolezzo”, dice, è presto spiegata: “Dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali, non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”. Una volta tanto che Berlusconi non è accusato di un reato, insomma, è inutile parlarne.

24 GIUGNO, 13,30
L’Ocse ribadisce la pessima previsione sul Pil italiano del 2009: meno 5,5 per cento. Titolo: “Ocse, evitato il peggio della crisi, ma non abbassare la guardia. Tremonti: mantenuta la coesione sociale”. Nel lancio non si fa alcun accenno al dato. Il sottopancia del servizio di Dino Sorgonà dice: “L’Ocse rivede al rialzo previsioni sulla crisi”. Attacco: “Il segretario generale dell’Ocse ha espresso oggi un prudente ottimismo governatore Nichi Vendola”. Dopo un po’ il giornalista precisa “come persona informata dei fa t t i ”. Parla di Giampaolo Tarantini, le cui intercettazioni hanno fatto emergere “un vorticoso giro di feste e ragazze”, e non accenna minimamente al legame con Berlusconi. Nella notte è andata a fuoco l’auto di una di queste, Barbara Montereale, che ha accompagnato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli. Fortunatamente il Tg1 ha già risolto brillantemente l’inquietante caso: “Probabilmente un avvertimento che viene dal passato burrascoso delle ragazze e non certo dalle vicende attuali”. Probabilmente sarà certamente così.

2 LUGLIO, ORE 13,30
L’Istat dice che il rapporto deficit pil nel primo trimestre 2009 è del 9,3 per cento, punta massima mai toccata dal 1999. I titoli del Tg1 parlano della tragedia ferroviaria di Viareggio, dell’a p p rova z i o n e del pacchetto sicurezza, del G8 dell’Aquila (manca una settimana), del via alla stagione dei saldi estivi, sull’evoluzione della crisi... ha rivisto in meglio le previsioni... Anche l’Italia sta attraversando un periodo di recessione molto forte, meno 5,5, nel 2010 ci sarà una lenta ripresa”. 5,5 cosa di che cosa? M i s t e ro .

25 GIUGNO, ORE 20
La notizia principale è che Berlusconi dice “c o n t ro di me solo spazzatura... gli italiani mi vogliono così”. Così come? Gli spettatori del Tg1 non possono saperlo, visto che si parla sempre di “inchiesta di Bar i” e mai di escort. Parte il servizio di Pino Scaccia su Bari, dove “è stato convocato dai magistrati il della veglia funebre di Michael Jackson. Non del dato Istat. Grande rilievo è dato al Garante della privacy, secondo il quale le intercettazioni di un’indagine giudiziaria non possono essere usate in un’altra. Un problema che evidentemente, secondo il Tg1, attanaglia i comuni cittadini più della crescita del rapporto deficit-pil gravante sulle loro spalle. Al minuto 16 e passa, il conduttore Filippo Gaudenzi informa che detto rapporto è “salito” al 9,3 per cento, ma non fa cenno al fatto che si tratti di un record, parola che nei media viene di solito abusata (caldo record, ascolti record...). Si affretta anzi a precisare che è colpa è della crisi e del fatto che il governo è prontamente intervenuto in favore della fasce deboli. Niente servizio, si passa ai saldi estivi.

6 LUGLIO, ORE 20
Al minuto 17, Tiziana Ferrario attacca a leggere senza preamboli: “Lo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile a cui oggi si assiste e il disprezzo del pudore non devono far pensare che non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori. Lo ha detto il segretario della Cei monsignor Crociata a una celebrazione dedicata a santa Maria G o re t t i ”. Punto. Fine. Il rappresentante dei vescovi italiani si riferisce alla vicenda Berlusconi-escort, come sottolineano ovviamente le agenzie di stampa alle quali anche il Tg1 si abbevera. Ma nel Tg della devota Raiuno anche il rappresentante dei vescovi italiani è di fatto censurato.

8-10 LUGLIO
Il vertice G8 organizzato da Berlusconi all’Aquila ottiene una copertura epocale, con edizioni del Tg1 che sforano abbondantemente l’ora, come di solito si fa quando succede davvero qualcosa: terremoti, guerre, 11 settembre. La marcia trionfale ha la sua apoteosi il 10 luglio, quando c’è la conferenza stampa finale del premier italiano. Nell’edizione delle 13,30, il logo “L’Aquila G8” s vo l a z z a addirittura nella sigla iniziale. “Il G8 sta andando in pensione, viva il G8!”, esordisce il servizio. La giornalista che dà conto delle manifestazioni di protesta viene brutalmente interrotta dal conduttore in loco, Francesco Giorgini, appena Berlusconi comincia a parlare in conferenza stampa. Parte un monologo interminabile. L’edizione del Tg, già preceduta da uno speciale, dura un’ora e 27 minuti.

20 LUGLIO, ORE 20
Il sito dell’Espresso pubblica l’audio di conversazioni imbarazzanti tra Berlusconi e la D’Addario, registrate da quest’ultima e consegnate alla magistratura. Nessun accenno nei titoli, se non un messaggio subliminale basato su una dichiarazione del presidente della Repubblica, secondo il quale bisogna “regolamentare le i n t e rc e t t a z i o n i ”. Il riferimento è un’altra storia, cioè alla legge da tempo in discussione in Parlamento. “E no alla concorrenza sullo scandalismo”, ammicca però l’autore del servizio Marco Frittella. E la notizia sui nastri della D’Addario, che sta facendo il giro del mondo? Non pervenuta, neanche accennata. Zero assoluto.

22 LUGLIO, ORE 20
Il Tg apre con un servizio di un minuto e 56 secondi sulla giornata di Silvio Berlusconi, tra una prima pietra e un convegno. Il sottopancia dice: “Berlusconi: crisi, il peggio è passato”. A proposito delle polemiche, il premier parla di “belle figlole” e dice: “Non sono un santo, speriamo lo capiscano dopo viene questa: “Berlusconi: dopo l’articolo del Giornale sul direttore di Avvenire mi dissocio”. Fino a quel momento, chi si informa soltanto attraverso il Tg1 non ha la minima idea di che cosa è successo.

9 SETTEMBRE, 13,30
Il Corriere della Sera pubblica i verbali di Tarantini, dove si parla di Massimo D’Alema, di esponenti del Pd pugliese e delle escort fornite a Berlusconi (circa30 per 18 feste). I verbali sono ripresi da testate di tutto il mondo ma non dai titoli del Tg1, che infila una sequela di servizi sulla morte di Mike Bongiorno, avvenuta il giorno prima. Racconta poi di una polemica tra Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, di cui non è dato sapere i contenuti, ma poco male perché tanto compare Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, a dire che è stato un fraintendimento. Per lo spettatore del Tg1, insomma, lo scontro tra i due leader del Pdl è un equivoco sorto su una cosa che non gli viene spiegata. Più chiaro di così... Il servizio sui verbali di Tarantini arriva dopo venti minuti, con la precisazione che le escort erano retribuite “all’insaputa” del premier.

15 SETTEMBRE
Per la consegna delle prime case in Abruzzo, Porta a porta si prende la prima serata di Raiuno. I concorrenti Ballarò (Raitre) e Matrix (Canale 5) vengono cancellati dalle rispettive reti.

16 SETTEMBRE
“Arriva in Italia la tendenza a coabitare con amici, colleghi e anche estranei”, annuncia il Tg delle 20. Il servizio ridanciano, con immagini accelerate tipo vecchie comiche, accenna appena alle “ra gioni e c o n o m i ch e ”. Non è che gli affitti sono troppo cari, è che vivere con uno sconosciuto è trendy, come le zeppe o i jeans a vita bassa.

19 SETTEMBRE
In un incontro pubblico, il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta si lascia andare a un’invettiva contro la sinistra: “Lorsignori stanno preparando un vero e proprio colpo di stato... Abbandonate al suo destino suo schifoso questa élite di merda!... La sinistra per male, che vadano pure a morire ammazzati”. Un ministro che sbrocca è una notizia importante in tutto il mondo libero, ma non al Tg1, che emenda il servizio da tutti gli insulti e spiega che Brunetta ha attaccato l’élite vergogna, vergogna!”.
Il povero spettatore avrebbe ragione a spaventarsi. Davvero in Italia c’è un’opposizione che dice “meno sei” di fronte ai giovani soldati uccisi? Chi avrà mai detto una mostruosità del genere? Franceschini? Bersani? Di Pietro? Il dubbio tremendo resta, perché il Tg1 passa ad altro come se nulla fosse. Per la cronaca: “-6” è una singola anonima scritta fatta con la bomboletta spray durante una manifestazione di piazza. L’indomani dovrà intervenire Napolitano e Berlusconi sarà costretto a scusarsi. Il Tg1 no.

28 SETTEMBRE, ORE 13,30
In un anno l’Inps ha liquidato 984 mila domande di disoccupazione, con un aumento del 52 per cento. In crescita del 200 per cento anche le ore cassa integrazione. Sono altre cifre record, in negativo, che il conduttore Giorgino elenca frettolosamente al sedicesimo minuto. Come se si parlasse di dati sulla vendita di mozzarella, l’approfondimento è rimandata a “Tg1 Economia”.

29 SETTEMBRE
Unomattina riceve una telefonata di Berlusconi nel giorno del suo compleanno. In studio ci sono Stefano Ziantoni e la vicedirettrice Petruni. Dopo una serie di reciproci ringraziamenti, Ziantoni dice: “Noi ogni mattina siamo qui, presidente, e quindi questa è anche casa sua”. Scoppia la polemica. Il giorno dopo, il Tg1 manda in onda un piccato servizio difensivo, ma la linea difensiva lascia perplessi: il servizio mostra che l’e s p re s s i o n e “questa è casa sua” è stata rivolta in passato anche a Bersani.

3 OTTOBRE
Minzolini appare in video per dire che la manifestazione di Roma è stata incomprensibile e assurda, perché in Italia la libertà di stampa non corre alcun pericolo.